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Supermamme

17 Maggio 2017

Lavorare e avere il tempo per se stessi. In un perfetto equilibrio. Stancarsi e ritemprarsi. Impegnarsi e rilassarsi. Dovrebbe essere questa l’alternanza dei momenti delle nostre giornate. E allora non avremmo bisogno di supermamme, superpapà e supernonni. Avremmo persone normali che riuscirebbero a fare tutto con serenità, che si divertirebbero facendo la spesa, accudendo i figli, mettendo in ordine casa, lavorando. Divertirsi facendo il proprio dovere. Non c’è modo migliore per essere felici.

Oltre 3mila euro. Sarebbe questo il valore mensile del lavoro che quotidianamente svolgono le mamme. Lo ha quantificato ProntoPro.it alla vigilia della festa della mamma. Cura dei bambini, servizio di lavanderia e stireria, di autista personale, personal shopper, colf, chef, insegnante privato. Le mamme fanno tutto questo, con un impegno quotidiano, ventiquattrore al giorno. Le mamme possono. Solo loro sono in grado di fare tutto questo. Possono perché sono dotate di superpoteri ed hanno il dono dell’ubiquità. Sono ovunque contemporaneamente. Ecco come riescono a cucinare, pulire casa, fare la spesa, giocare con i bambini, aiutarli a fare i compiti. Tutto in simultanea. Sono super. Supermamme. Come dite? Nessun superpotere? Nessun dono dell’ubiquità? Ma allora, come fanno? Come dite? I loro superpoteri si chiamano dedizione, attenzione, pazienza, responsabilità.

Ma sono realmente infinite le mamme? No, anche loro si stancano. Anche loro si ammalano. Anche loro si stressano. E allora sono guai. Mariti, compagni e figli dovrebbero collaborare nelle faccende domestiche. Le aziende dovrebbero strutturarsi e organizzarsi per permettere alle donne di avere tutte le energie per togliersi le vesti di lavoratrice ed indossare la “tuta” da supermamma. Lavorare stanca. Lo diceva Cesare Pavese. Ed è un dato di fatto. Talvolta, però, a pesare maggiormente sulla giornata non è la stanchezza fisica ma quella psicologica.

Lo stress è riconosciuto come una patologia che mette a rischio la salute della persona. Il Testo Unico sulla Sicurezza sul Lavoro parla di stress lavoro-correlato come causa di malattia professionale.

Lo stress è la kryptonite delle nostre supermamme. Dovremmo tenerle lontane da certi pericoli. Dalla loro salute dipendono tante cose. Non possiamo permetterci mamme ammalate. Non possono permetterselo le famiglie e non possono permetterselo le aziende.

Come rileva la ricerca dell’INAIL “Valutazione e gestione del rischio da stress lavoro-correlato”, lo stress ha ripercussioni negative sull’azienda “in termini di impegno del lavoratore, prestazione e produttività del personale, incidenti causati da errore umano, turnover del personale ed abbandono precoce, tassi di presenza, soddisfazione per il lavoro, potenziali implicazioni legali”.

Questo malessere non si consuma all’interno dell’ambiente di lavoro, diventa parte della persona. Lo si porta addosso in ogni contesto sociale che si frequenta. Diventa un malessere sociale che l’azienda ha il compito di prevenire. Lo dispone il Decreto Legislativo 81/2008 per il quale esiste una “responsabilità sociale delle imprese”. Le imprese sono fatte di persone, ognuna con una personalità, con le sue qualità e le sue debolezze, con le sue capacità e complessità. I rapporti e le dinamiche che si formano in azienda influiscono sulla vita sociale. Un ambiente sano, con una gestione dei rapporti ispirata alla sincerità e orientata alla collaborazione e alla condivisione degli obiettivi, è di aiuto nel sostenere la persona nel suo lavoro e nel suo “tempo libero”. “Il modo in cui vengono trattate sul lavoro le persone ha un profondo effetto sul loro atteggiamento nei riguardi della società… e sulla forma stessa della società”, afferma lo psicoterapueta canadese Jaques Elliot. Un clima disteso, con una buona distribuzione del lavoro, che lasci spazio e vitalità per le ore successive è fondamentale per la diffusione del benessere psicologico e sociale. “Una persona che lavora dovrebbe avere anche il tempo per ritemprarsi, stare in famiglia, divertirsi, leggere, ascoltare musica, praticare uno sport. Quando un’attività non lascia spazio a uno svago salutare, a un riposo riparatore, allora diventa una schiavitù”, afferma Papa Francesco.


“Il modo in cui vengono trattate sul   lavoro le persone ha un profondo effetto sul loro atteggiamento nei riguardi della società… e sulla forma stessa della società”


Lavorare e avere il tempo per se stessi. In un perfetto equilibrio. Stancarsi e ritemprarsi. Impegnarsi e rilassarsi. Dovrebbe essere questa l’alternanza dei momenti delle nostre giornate. E allora non avremmo bisogno di supermamme, superpapà e supernonni. Avremmo persone normali che riuscirebbero a fare tutto con serenità, che si divertirebbero facendo la spesa, accudendo i figli, mettendo in ordine casa, lavorando. Divertirsi facendo il proprio dovere. Non c’è modo migliore per essere felici. Dovrebbe essere il nostro mantra. In casa, a lavoro, dovremmo cogliere il suggerimento custodito nelle parole di Pippi Calzelunghe: “La gente è piuttosto sciocchina: studia tanto, ma non pensa a come rendere divertente il lavoro”.